Denominazioni e sigle
摘要
Quando si parla popolarmente di comete, le si identifica quasi sempre con un nome; ad esempio cometa di Halley, cometa McNaught, cometa Holmes, ecc. Indubbiamente questo è un sistema comodo e di facile comprensione per tutti. Ma la regola ufficiale attualmente in vigore degli astronomi per designare questi viaggiatori ghiacciati è un’altra e risale al 1994, quando venne codificata dall’Unione Astronomica Internazionale. Essa venne stabilita allo scopo di evitare confusione causata da nomi simili. Per capire come funziona prendiamo come esempio la cometa Thatcher, quella che dà origine allo sciame meteorico delle Lyridi di aprile; essa è ufficialmente designata C/1861 G1 (Thatcher). I prefissi più comuni per indicare le comete sono C e P. Il P indica una cometa periodica con un periodo orbitale massimo di 200 anni. Il numero collegato alla P indica l’ordine della scoperta della periodicità. Per esempio, la cometa 1P/1682 Q1 (Halley) è così definita poiché fu la prima cometa della quale venne accertata la periodicità. Questi numeri vengono assegnati dopo un secondo passaggio al perielio della cometa, che (idealmente) ne conferma la periodicità. La lettera C indica comete non periodiche o comete con periodi maggiori di 200 anni. La cometa Thatcher compie un’orbita intorno al Sole ogni 415 anni, e così è caratterizzata dalla lettera C. Se si usa una X significa che non è stato possibile calcolare un’orbita affidabile, caso tipico di quelle descritte in cronache medievali. Una D indica una cometa che è andata distrutta, disgregata o persa (caso famoso quella di Biela). Se vi è una I vuol dire che si tratta di un oggetto interstellare (l’UAI lo aggiunse nel 2017, dopo la scoperta di 1I/2017 U1 (Oumuamua)). Poco comune è la lettera A che si utilizza per indicare oggetti inizialmente identificati come comete ma che poi si sono rivelati essere asteroidi.