La vita nei vagabondi del cielo
摘要
Non so se vi siate dedicati ad osservare i pianeti nel cielo. Essi in primo luogo hanno una luce statica a differenza delle stelle la cui luce scintilla. Un’altra loro caratteristica, se avreste la pazienza di osservarli per diversi mesi, come facevano gli antichi, è che essi mostrano un moto strano, diverso da quello delle stelle. Normalmente i pianeti si muovono verso est rispetto alle stelle, in un moto detto moto diretto. A volte invertono il loro moto e si muovono verso ovest. Questo è il loro moto retrogrado. Dopo un periodo di moto retrogrado cambiano nuovamente la direzione del moto e continuano a muoversi nella direzione originale. Il tempo che passa tra due retrogradazioni successive dipende dal pianeta. Ad esempio per Mercurio ciò accade ogni 116 giorni, ed il pianeta si muove di moto retrogrado per circa 21 giorni, e per Giove ogni 399 giorni, ed il moto retrogrado dura 121 giorni. Il moto retrogrado di Marte sconcertò particolarmente gli astronomi antichi anche perché in un sistema geocentrico l’orbita di Marte durante la retrogradazione sembra perforare quella del Sole. Per questo loro strano moto, i Greci diedero ai pianeti il nome di plànētes astéres, “stelle vagabonde”. I greci conoscevano 6 dei pianeti che noi conosciamo: Mercurio, il messaggero degli dei, Venere, la dea della bellezza, Marte, il dio della guerra, Giove, il padre di tutti gli dei, Saturno, il signore del tempo. Anche il Sole e la Luna per loro erano pianeti. Nei millenni il loro numero era cresciuto fino a 9, con l’aggiunta di Urano, Nettuno, e Plutone. Dopo il 2000 furono scoperti oggetti localizzati oltre Nettuno, gli oggetti trans-nettuniani: nel 2003 Haumea leggermente più piccolo di Cerere, Sedna con un diametro di quasi duemila chilometri, e nel 2005 fu annunciata la scoperta di Eris con dimensioni e massa simili a Plutone. Dopo queste scoperte lo stato di Plutone come pianeta fu ripensato. Un bel giorno del 2006, Plutone fu retrocesso a pianeta nano, e quindi oggi il numero di pianeti è 8. Fu pure introdotta una definizione di pianeta il 24 agosto del 2006 dall’Unione Astronomica Internazionale, secondo la quale un pianeta è un corpo celeste che orbita intorno ad una stella, che non produce energia tramite fusione nucleare, la cui massa è abbastanza grande da conferirgli una forma sferoidale e che grazie alla sua forza di gravità riesce a tenere libera la fascia orbitale da altri corpi di dimensioni comparabili o superiori. Plutone non soddisfa l’ultima condizione. Ora vi stareste domandando perché sto parlando di pianeti visto che il nostro discorso è relativo alla vita ed in particolare alla vita extraterrestre, visto che sicuramente avrete sentito che nel nostro sistema solare c’è vita solo sulla Terra. Bene, a dire il vero non ne siamo proprio sicuri. Se ricordate, parlando di ALH84001 abbiamo detto che forse ha portato la vita da Marte sulla Terra. Abbiamo visto che c’è qualche esperimento non in accordo su questo, ma non possiamo essere sicuri al 100% che in ALH84001 non ci fosse vita marziana. Parleremo anche di esperimenti fatti sul suolo marziano che ancor oggi animano dibattiti se ci sia o non ci sia vita sul pianeta rosso. Inoltre come vedremo è possibili che in alcuni satelliti dei pianeti giganti gassosi (Giove, Saturno …) ci sia la vita. L’obiettivo di questo capitolo è proprio quello di discutere se possa esistere vita nel nostro sistema solare. Vita microbica, ovviamente. Non ci aspettiamo di trovare marziani umanoidi. Tali tracce si possono rivelare in forma diretta oppure attraverso manifestazioni chimiche o energetiche. In altri termini è necessario capire se ci siano o se si possano formare molecole probiotiche e si vi sia una fonte di energia ed un adeguato mezzo liquido. L’energia luminosa è la più efficace per dare origine ed impulso ai processi biologici, ed il Sole fornisce a tutti i corpi del Sistema solare tale energia. Un ambiente chimico favorevole presuppone l’esistenza di carbonio e molecole organiche ed è anche importante la presenza di composti di ossigeno, azoto, zolfo, e fosforo. Ora carbonio, idrogeno, ossigeno ed azoto sono tra i più abbondanti nell’Universo. I composti probiotici potrebbero provenire, come sulla Terra, dallo spazio o forse formarsi sul posto. È molto probabile che tutti i corpi del sistema solare abbiano un minimo di questi composti probiotici. Perché da tali molecole nasca la vita è fondamentale un ambiente liquido, sulla superficie o sotto di essa. L’abitabilità di un “mondo” è strettamente legato alla presenza di un liquido come l’acqua oppure altri come l’ammoniaca, gli idrocarburi semplici, ecc. Ci sono diversi luoghi nel sistema solare soddisfacenti a questo requisito. Nel 2001 l’astrobiologo Schulze-Makuch ed altri hanno proposto un indice per valutare l’abitabilità di un pianeta e delle sue lune, l’indice PHI (planetary habitability index, ossia indice di abitabilità planetaria). Questo parametro si basa sulla varietà di elementi chimici, caratteristiche fisiche quali la presenza di un substrato solido, la disponibilità di energia, la presenza di liquidi ed un ambiente chimico favorevole. La Terra ha un PHI uguale a 0,96, e subito dopo è posizionato Titano con 0,64, Marte (0,59), e Europa (0,49). Un altro indice utile è l’Earth similarity index, indice di similarità alla Terra. Per definizione la Terra ha ESI uguale ad 1 e poi Marte ha 0,70, Mercurio 0,60, la Luna 0,56 e Venere 0,44. Tale indice è meno utile del PHI per i corpi del nostro sistema solare mentre ha maggior rilevanza per i pianeti extrasolari dei quali non ci sono molti dati sull’abitabilità.