Parecchi decenni fa, quando guardavo il cielo e sognavo di potermi muovere nell’Universo, ero guidato dalla fantasia e vedevo un futuro simile a quello che mostrano film come Star Trek: viaggi interstellari o intergalattici a velocità molto più grandi di quella della luce. In questi decenni tutto questo non si è avverato, ma dal punto scientifico molto è cambiato. Sappiamo molto di più del nostro Universo, dei pianeti che lo popolano, dei quali allora non si sapeva neanche se esistessero. Abbiamo trovato pianeti intorno a stelle simili al nostro Sole, ma principalmente pianeti intorno a nane rosse, che sono di gran lunga le stelle più numerose. I circa 5000 pianeti scoperti sono solo una manciata di oggetti, la cui scoperta ci ha fatto capire che i pianeti non sono oggetti rari nello spazio, ma oggetti comuni, e che ogni stella ha i suoi pianeti. L’universo pullula di pianeti. Solo nella nostra galassia ce ne sono centinaia di miliardi e come abbiamo visto se ne stimano 6 miliardi simili alla Terra che ruotano intorno a stelle simili al Sole. Se passiamo alle nane rosse, metà di questa popolazione di stelle dovrebbe avere un pianeta terrestre abitabile, ed una media di un pianeta terrestre abitabile ogni 5–6 anni luce. Non è un caso che la stella a noi più vicina, Proxima Centauri, abbia un pianeta abitabile, Proxima Centauri b. Con i miliardi di pianeti di tipo terrestre che esistono, per questioni statistiche fra di essi ce ne devono essere molti in zona abitabile. Cosa dire della vita nell’Universo? Se le cose vanno come nel caso della Terra, sulla quale la vita comparve alcune centinaia di milioni di anni dopo la sua formazione, essa debba essere presente in molti pianeti abitabili della nostra galassia e dell’Universo. Probabilmente non sarà la vita che vorremmo trovare, gli strani umanoidi di Guerre Stellari o film simili, saranno batteri o chissà cos’altro, ma trattasi sempre di vita. La cosa più interessante è che se avessimo visitato il nostro pianeta alcuni miliardi di anni fa, non ci avremmo trovato mucche, cavalli, o uomini, ma semplici batteri e quella semplice vita si è evoluta nel corso di miliardi di anni fino ad originare forme sempre più complesse e più intelligenti. Perché questo non potrebbe succedere su altri pianeti abitabili, specialmente quelli che ruotano intorno a nane arancioni che possono avere una vita tra 20 e 40 miliardi di anni invece dei 10 miliardi del nostro Sole? Come abbiamo visto, partendo da studi statistici basati sulle conoscenze dei parametri astrofisici dei pianeti extrasolari si è arrivato a concludere che nella vita dell’Universo, fino ad oggi sono esistite civiltà tecnologiche. Dalle conoscenze che abbiamo acquisito, è più facile dire che non siamo soli che il contrario. Questa quasi sicurezza si scontra con il grande silenzio che ci è stato restituito da decenni di ricerche con le onde elettromagnetiche di segnali da civiltà evolute. L’idea di Fermi insita nel suo paradosso che non esistano forme di vita intelligenti extraterrestri non può più essere accettata a cuor leggero come negli anni ’50, così anche come l’ipotesi della Terra Rara. La non ricezione di segnali da civiltà extraterrestri può essere dovuta a tanti motivi, in primo luogo all’enormità dello spazio e alla non conoscenza del luogo dove queste civiltà possano trovarsi, o alla durata di queste civiltà. D’altra parte se qualcuno avesse provato a contattarci inviandoci dei segnali elettromagnetici negli ultimi circa 4,5 miliardi di anni, non ci avrebbe certo trovati. Inviamo e riceviamo segnali solo da cento anni. Quindi oltre all’enormità dello spazio fra le stelle che rende difficile il contatto bisogna aggiungere il fattore tempo. Le civiltà extraterrestri potrebbero non essere interessate a comunicare oppure potrebbero usare altre tecnologie. Un’altra cosa da aggiungere è che parliamo di vita ma non solo non siamo riusciti a trovare i meccanismi con i quali è nata sulla Terra, ma abbiamo anche difficoltà a definirla. Anche se non abbiamo una buona definizione di vita, molto probabilmente nel prossimo decennio, lo studio delle atmosfere dei pianeti abitabili con i telescopi spaziali che abbiamo e quelli che a avremo ci permetteranno di identificare pianeti nei quali la vita rilascia gas testimoni della sua esistenza. Vita primitiva, come quella che esisteva sulla Terra tanto tempo fa, che ha cambiato la Terra è l’ha trasformata in Gaia, una sorta di super-organismo capace di autoregolarsi e generare le condizioni idonee allo sviluppo della vita, proprio grazie all’attività dei viventi stessi. Anche questa scoperta comunque ci porterebbe ad un vero e proprio cambio di paradigma e ci farebbe capire che neanche in questo siamo unici nell’Universo. Come diceva Arthur C. Clarke: esistono due possibilità. Siamo soli nell’Universo o non lo siamo. Entrambe sono sconvolgenti. Io sono comunque convinto che se la vita è riuscita a farsi strada su un pianeta come la Terra, ad estinguersi e rinascere, ad evolversi e raggiungere l’autocoscienza, non c’è motivo perché questo non sia successo, non succeda e non succederà in altri luoghi dell’Universo.

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Epilogo

  • Antonino Del Popolo

摘要

Parecchi decenni fa, quando guardavo il cielo e sognavo di potermi muovere nell’Universo, ero guidato dalla fantasia e vedevo un futuro simile a quello che mostrano film come Star Trek: viaggi interstellari o intergalattici a velocità molto più grandi di quella della luce. In questi decenni tutto questo non si è avverato, ma dal punto scientifico molto è cambiato. Sappiamo molto di più del nostro Universo, dei pianeti che lo popolano, dei quali allora non si sapeva neanche se esistessero. Abbiamo trovato pianeti intorno a stelle simili al nostro Sole, ma principalmente pianeti intorno a nane rosse, che sono di gran lunga le stelle più numerose. I circa 5000 pianeti scoperti sono solo una manciata di oggetti, la cui scoperta ci ha fatto capire che i pianeti non sono oggetti rari nello spazio, ma oggetti comuni, e che ogni stella ha i suoi pianeti. L’universo pullula di pianeti. Solo nella nostra galassia ce ne sono centinaia di miliardi e come abbiamo visto se ne stimano 6 miliardi simili alla Terra che ruotano intorno a stelle simili al Sole. Se passiamo alle nane rosse, metà di questa popolazione di stelle dovrebbe avere un pianeta terrestre abitabile, ed una media di un pianeta terrestre abitabile ogni 5–6 anni luce. Non è un caso che la stella a noi più vicina, Proxima Centauri, abbia un pianeta abitabile, Proxima Centauri b. Con i miliardi di pianeti di tipo terrestre che esistono, per questioni statistiche fra di essi ce ne devono essere molti in zona abitabile. Cosa dire della vita nell’Universo? Se le cose vanno come nel caso della Terra, sulla quale la vita comparve alcune centinaia di milioni di anni dopo la sua formazione, essa debba essere presente in molti pianeti abitabili della nostra galassia e dell’Universo. Probabilmente non sarà la vita che vorremmo trovare, gli strani umanoidi di Guerre Stellari o film simili, saranno batteri o chissà cos’altro, ma trattasi sempre di vita. La cosa più interessante è che se avessimo visitato il nostro pianeta alcuni miliardi di anni fa, non ci avremmo trovato mucche, cavalli, o uomini, ma semplici batteri e quella semplice vita si è evoluta nel corso di miliardi di anni fino ad originare forme sempre più complesse e più intelligenti. Perché questo non potrebbe succedere su altri pianeti abitabili, specialmente quelli che ruotano intorno a nane arancioni che possono avere una vita tra 20 e 40 miliardi di anni invece dei 10 miliardi del nostro Sole? Come abbiamo visto, partendo da studi statistici basati sulle conoscenze dei parametri astrofisici dei pianeti extrasolari si è arrivato a concludere che nella vita dell’Universo, fino ad oggi sono esistite civiltà tecnologiche. Dalle conoscenze che abbiamo acquisito, è più facile dire che non siamo soli che il contrario. Questa quasi sicurezza si scontra con il grande silenzio che ci è stato restituito da decenni di ricerche con le onde elettromagnetiche di segnali da civiltà evolute. L’idea di Fermi insita nel suo paradosso che non esistano forme di vita intelligenti extraterrestri non può più essere accettata a cuor leggero come negli anni ’50, così anche come l’ipotesi della Terra Rara. La non ricezione di segnali da civiltà extraterrestri può essere dovuta a tanti motivi, in primo luogo all’enormità dello spazio e alla non conoscenza del luogo dove queste civiltà possano trovarsi, o alla durata di queste civiltà. D’altra parte se qualcuno avesse provato a contattarci inviandoci dei segnali elettromagnetici negli ultimi circa 4,5 miliardi di anni, non ci avrebbe certo trovati. Inviamo e riceviamo segnali solo da cento anni. Quindi oltre all’enormità dello spazio fra le stelle che rende difficile il contatto bisogna aggiungere il fattore tempo. Le civiltà extraterrestri potrebbero non essere interessate a comunicare oppure potrebbero usare altre tecnologie. Un’altra cosa da aggiungere è che parliamo di vita ma non solo non siamo riusciti a trovare i meccanismi con i quali è nata sulla Terra, ma abbiamo anche difficoltà a definirla. Anche se non abbiamo una buona definizione di vita, molto probabilmente nel prossimo decennio, lo studio delle atmosfere dei pianeti abitabili con i telescopi spaziali che abbiamo e quelli che a avremo ci permetteranno di identificare pianeti nei quali la vita rilascia gas testimoni della sua esistenza. Vita primitiva, come quella che esisteva sulla Terra tanto tempo fa, che ha cambiato la Terra è l’ha trasformata in Gaia, una sorta di super-organismo capace di autoregolarsi e generare le condizioni idonee allo sviluppo della vita, proprio grazie all’attività dei viventi stessi. Anche questa scoperta comunque ci porterebbe ad un vero e proprio cambio di paradigma e ci farebbe capire che neanche in questo siamo unici nell’Universo. Come diceva Arthur C. Clarke: esistono due possibilità. Siamo soli nell’Universo o non lo siamo. Entrambe sono sconvolgenti. Io sono comunque convinto che se la vita è riuscita a farsi strada su un pianeta come la Terra, ad estinguersi e rinascere, ad evolversi e raggiungere l’autocoscienza, non c’è motivo perché questo non sia successo, non succeda e non succederà in altri luoghi dell’Universo.