La teoria di Mario Ageno
摘要
Ageno cominciò con lo specificare cosa intendesse parlando di un essere vivente. Un vivente, per Ageno, è un sistema chimico aperto, (cioè, un sistema al cui interno si sviluppano processi chimici e che può scambiare energia e materiali), coerente (in cui i processi sono ordinati nello spazio e nel tempo) dotato di programma (in possesso di un “direttore d’orchestra”, il DNA, che stabilisce cosa e quando fare). Benché l’autore abbia specificato che tale definizione sia Una delle possibili per riconoscere tutti i viventi terresti, piuttosto che La definizione per eccellenza, partendo dal suo concetto è facile rendersi conto che alla base del suo concetto di essere vivente ci sia la cellula biologica, come per la maggior parte degli specialisti moderni (si veda quanto detto più in alto, a proposito di Lane). A partire da queste basi, Ageno sviluppò un’ipotesi fondata su una serie di tappe, il cui passaggio dall’una all’altra era considerato avvenire con una probabilità quasi certa (in maniera, dunque, praticamente automatica). Solo in questo modo si sarebbe potuto avere un processo capace di produrre, a partire da condizioni iniziali ben precise, il passaggio dal non vivente al vivente. L’idea di partenza traeva origine dal classico brodo prebiotico e delle sacche lipidiche (specie di bolle delimitate da molecole composte da acidi grassi, supposte trasformarsi in protocellule) formatesi in un ambiente assai particolare, il substrato poco profondo – tra 10 e 20 m – di una laguna, per arrivare alla formazione di cellule viventi.